La Spluga della Preta

La Spluga della Preta è una delle più famose cavità carsiche del mondo, scavata all’interno del Corno d’Aquilio. Si tratta di un abisso profondo 985 metri, quasi un chilometro, che si sviluppa in verticale e che interessa tutti i diversi strati della pietra che formano i Monti Lessini (Biancone, Rosso Ammonitico, Calcari Oolitici di San Virgilio, Calcari Grigi e Dolomia). Tale quota record è il risultato dell’ultima grande spedizione interdisciplinare denominata Operazione Corno d’Aquilio avvenuta nel 1988, quando si previde anche la pulizia della cavità, il completamento dei rilievi, dei dati geografici e dell’apparato fotografico.
La Spluga della Preta (Spluga sta per cavità mentre Preta è il nome della zona) è definita in termini specifici come una dolina a piatto che al centro si modifica in dolina a imbuto, creando durante il suo percorso tutta una serie di pozzi e sale.

Le prime testimonianze dell’Abisso sono datate al 1901 quando compare citato in una pubblicazione di un certo don Giovanni Cosser (Brevi notizie sui Monti Lessini). Il professor Cosser, che parla nel suo testo del bus de Pealda, stimava la profondità della Spluga pari a 500 metri, risultato ottenuto semplicemente gettando un sasso e ascoltando il rumore della sua caduta. Solo dal 1925 si hanno le prime spedizioni scientifiche organizzate che consentono la penetrazione dell’abisso ed una stima corretta della sua profondità. Per tutto il secolo diversi gruppi speleologici si impegnarono nella esplorazione della cavità che causò purtroppo anche la morte della giovane speleologa Marisa Bolla Castellani il 20 luglio del 1984.

La Spluga della Preta è abitata da una serie di animali cavernicoli, cioè animali che derivano da specie di superficie che, probabilmente in seguito a mutamenti climatici in epoche remote, sono stati costretti ad abitare la cavità adattandosi a tale ambiente (insetti, multipiedi, ragni, crostacei..). Le principali modificazioni che hanno apportato al proprio corpo sono la mancanza di colore, la scomparsa degli organi visivi e l’allungamento delle appendici (antenne, zampe e polpi). In particolare nella Spluga è stato scoperto nel 1963  il più grande carabide cieco del mondo, il cosiddetto Italaphenops dimaioi.

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