Grotta del Ciabattino

Tipo di cavità: grotta
Provincia: Verona
Comune: Sant’Anna d’Alfaedo
Località: Malga Fanta
Monte: Monti Lessini
Quota: 1450 m. s.l.m.

La Grotta del Ciabattino si trova a 200 metri a sud-ovest dall’ingresso della Spluga della Preta, affiora ampiamente sulla dorsale del Corno d’Aquilio e lungo il versante orientale. Si può raggiungere a piedi in circa due ore, attraverso il sentiero che da Fosse porta alla cima del Corno d’Aquilio. E’ visitabile da chiunque poiché è di limitata estensione e di andamento orizzontale.

E’ costituita da un ampio vano di crollo lungo circa 150 metri, formato tra gli strati del Rosso Ammonitico e dei Calcari Oolitici. La grotta è caratterizzata dalle cosiddette fumate, cioè da sottili nubi originate dalla condensazione del vapore acqueo. Durante i mesi più freddi si possono ammirare anche grandi colonne di ghiaccio che si sviluppano dal soffitto al pavimento. All’interno della cavità sono stati ritrovati anche interessanti fossili di coralli, spugne, ricci di mare e gigli di mare.

L’antico nome della grotta era Coalo della Signapola, dove Coalo sta per cavità mentre Signapola per pipistrello. Esiste però una leggenda che motiva la variazione del nome: intorno alla fine del XVIII e gli inizi del XIX abitavano nel comune di Sant’Anna una ragazza di nome Adele, il fratello calzolaio (o ciabattino) e un conte. Quest’ultimo, innamoratosi della giovane donna, la prese in sposa senza perdere però la sua fama da rubacuori. Si innamorò infatti di un’altra fanciulla ma per sposarla avrebbe dovuto prima sbarazzarsi della prima moglie. Portò quindi questa in gita sul Corno d’Aquilio per mostrarle la Spluga; una volta arrivati spinse la donna nell’abisso e fece ritorno dalla nuova amata. Adele però riuscì ad aggrapparsi ad uno sperone di roccia e, aiutata dal fratello che conosceva le intenzioni del conte, si riparò nel Coalo della Signapola. I due fratelli decisero quindi di non fare più ritorno in paese per non allarmare il conte e di vivere per sempre nella grotta. Adele era però incinta e diede alla luce un bambino, primo erede del conte. Gli anni passarono e casualmente il conte si ritrovò sul Corno d’Aquilio: decise quindi di tornare sul luogo del delitto ma venne seguito da un suo militare che gli sparò. Il boato venne udito da Adele e dal fratello che accorsero in aiuto e riconoscendo subito il ferito, cercarono comunque di salvarlo. Il conte riconosciuto il figlio chiese carta e penna per poter lasciare un testamento prima di spirare. All’indomani Adele si ritrovò proprietaria di grandi possedimenti e decise pertanto di lasciare la grotta e di trasferirsi in città per poter offrire un futuro a suo figlio. Non venne seguita dal fratello che decise di mantenere la promessa e di passare la propria vita all’interno della grotta, scendendo in paese solo una volta al mese per le sue commissioni.

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