Sala primo piano: sezione preistorica

La parte dedicata alla preistoria trova posto al piano superiore del museo. La sala è stata pensata per dare una scansione cronologica ai ritrovamenti più importanti della zona, partendo dal Paleolitico Inferiore, passando attraverso il Neolitico, per arrivare all’età dei metalli, fino all’Età del Ferro. Nelle teche sono esposti reperti trovati non solo nella zona di Sant’Anna ma anche nel territorio limitrofo (Valpantena, Lugo, Bollori, Stallavena, Sant’Ambrogio, Castelrotto).
Al periodo paleolitico fanno riferimento i reperti portati alla luce in due diverse grotte: la Grotta di Fumane, o Riparo Solinas, e il Riparo Tagliente a Stallavena di Grezzana. All’interno della prima, oltre a manufatti in selce, resti di macellazione e focolari, sono stati portati alla luce anche cinque disegni su pietra in ocra rossa esposti presso il Museo di Sant’Anna. In primis va ricordato lo Sciamano, una pietra con raffigurata una figura umana con uno strano copricapo e con in mano un oggetto votivo. Su un’altra roccia vi è invece la raffigurazione di un felide o un mustelide, cioè un animale a quattro zampe. Tali pitture rupestri vanno collocate cronologicamente intorno ai 40-41 mila anni fa, risultando essere in tal modo le testimonianze di pittura più antiche d’Europa, precedenti anche a quelle di Lascaux e di Altamira. All’interno del Riparo Tagliente sono stati ritrovati reperti sempre in selce e in osso ma anche dei graffiti su ciottoli di pietra e una sepoltura. I ciottoli disegnati sono visibili in sala mentre della sepoltura vi è una ricostruzione.

Si passa quindi al periodo del Neolitico, quando l’uomo da nomade diventa sedentario, coltiva i terreni, alleva gli animali, diventa artigiano e costruisce le prime capanne. A tale periodo fanno riferimento dei frammenti di vasi in terracotta usati principalmente per contenere dell’acqua, dei manufatti in selce e una sepoltura a cista litica, in tal caso l’originale, con le foto del suo ritrovamento.

Le ultime teche sono dedicate ai metalli. Si vede come l’uomo della Lessinia benché abbia scoperto la resistenza del rame, del bronzo e del ferro, non abbandonò l’uso della pietra ma l’abbinò a queste “nuove tecnologie”. Il percorso termina con l’esposizione di monete greche, romane e celtiche trovate sul Monte Loffa.

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